Matteo G.P. Flora

Matteo G.P. Flora

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Lunedì 26 ottobre, negli uffici del governo svedese, ChatGPT e Claude nel browser hanno smesso di aprirsi, e non per un guasto ma per una decisione voluta. Non è però un governo che ha paura dell’intelligenza artificiale, perché i modelli restano disponibili dentro Intric, la piattaforma che ha vinto la gara pubblica. Il punto sono i contratti, visto che con un account privato valgono le regole del fornitore, mentre con un contratto commerciale è l’ente pubblico a decidere su memorizzazione e training. La Svezia ci arriva dopo una revisione interna di Trafikverket che ha trovato dati sensibili nelle chat e dopo la polemica sul primo ministro Ulf Kristersson, che nel 2025 aveva raccontato di usare ChatGPT per un secondo parere. Perché è una scelta meritoria? Per capirlo bisogna tornare alla NASA prima del disastro del Challenger del 28 gennaio 1986, quando le guarnizioni dei razzi dello Space Shuttle tornavano erose e a ogni volo se ne accettava un po’ di più, finché il difetto è diventato normale. La sociologa Diane Vaughan ha chiamato questo meccanismo normalizzazione della devianza. Negli uffici la shadow AI segue lo stesso schema, prima una mail, poi un appunto, poi una bozza, ed è per questo che prima di qualsiasi policy serve un inventario di cosa usano davvero le persone. Ne parliamo oggi su Ciao Internet 👉 https://www.youtube.com/watch?v=n2s6Ry_Z8bs #ShadowAI #IntelligenzaArtificiale #AIGovernance #Svezia #techpolicy

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